TFR: i lavoratori non sono fessi !

Roma -

I dati diffusi recentemente dalla COVIP (organismo di "vigilanza" sui fondi pensione) e riportati dall’inserto economico del Corriere della Sera del 16 giugno 2008, evidenziano la scarsissima adesione dei lavoratori ai Fondi pensione integrativi oltre ai loro disastrosi rendimenti.

Nei primi quattro mesi del 2008 le iscrizioni sono cresciute solamente del 2,8% a livello complessivo e del 2,2% per i fondi aziendali o di categoria.

Nonostante la massiccia campagna dello scorso anno, portata avanti da CGIL, CISL, UIL e UGL e da tutti i mass-media (compresa l'Agenzia delle Entrate con il vademecum concernente i vantaggi fiscali della previdenza complementare pubblicato oggi sul suo sito!), nonostante la truffa del silenzio-assenso, nonostante la disinformazione sulle modalità di rifiuto dell’adesione, i lavoratori non si sono fidati.

 
Ed hanno fatto benissimo a non fidarsi perché il Corriere della Sera mostra un andamento disastroso dei rendimenti dei FPI, sia chiusi che aperti, risultati nettamente inferiori all’andamento del TFR accantonato in azienda.

Da maggio 2007 a giugno 2008, i maggiori fondi di categoria, per intenderci quelli gestiti dai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL assieme ai padroni, hanno perso l’1,9%, con punte dell’8-10% per le linee azionarie (qualche esempio: linea bilanciata dei metalmeccanici Cometa: -5%; linea bilanciata azionaria dei chimici Fonchim: -8,3%; linea bilanciata degli autoferrotranvieri Priamo: -2,1%; linea bilanciata azionaria delle telecomunicazioni Telemaco: -9,6%) mentre il TFR lasciato in azienda si è rivalutato del 3,6% (di una quota fissa pari all’1,5% più il 75% del tasso d’inflazione programmato).

A questo, si aggiunga il fatto che dai già magri risultati ottenuti dai fondi bisogna sottrarre le commissioni a carico dell’iscritto a vantaggio dei gestori finanziari (banche, assicurazioni e grandi imprese), gli oneri vari, i caricamenti delle polizze assicurative, che il sottoscrittore è tenuto a pagare indipendentemente dal rendimento conseguito, ovvero anche in caso di forte perdita (come in questo caso) e che non sono ovviamente presenti nel TFR.


Per costringere i lavoratori ad aderire ai FPI, padroni, sindacati e governi di ogni colore, hanno fatto di tutto: hanno distrutto le pensioni di anzianità con la controriforma di Dini nel 1995, hanno escogitato l’imbroglio del silenzio-assenso, hanno ridotto il salario a livello da fame, hanno previsto, con l’accordo del 23 luglio 2007, la decurtazione futura del 6/8% dei “coefficienti di trasformazione”, ma i lavoratori non mollano.

Alla fine di aprile 2008, gli iscritti alla previdenza complementare erano 4,65 milioni, poco più di un quinto su un totale di circa 22 milioni di lavoratori e fra i 12,2 di dipendenti privati interessati dalla riforma; un tasso di adesione del 25%, ben lontano da quel 40% fissato come obiettivo per fine 2007 dall'ex ministro confindustriale del Lavoro, Cesare Damiano.

E se i lavoratori avessero potuto prevedere (come ha fatto, guarda caso, il governo Prodi che ha anticipato l’avvio del semestre per il silenzio-assenso di un anno) la crisi dei “mutui subprime” in cui sono investiti anche i soldi di chi ha aderito ai FPI, l’adesione dei lavoratori sarebbe stata ancora più bassa.

 
Possiamo cantare vittoria ?

No di certo, perché la truffa del silenzio-assenso continua e ogni volta che nuovi lavoratori verranno assunti in una nuova azienda, scatterà il semestre per dichiarare esplicitamente il rifiuto dell’adesione ai FPI; senza questa dichiarazione, il TFR verrà destinato automaticamente ai FPI.

Adesso la battaglia è per rendere reversibile l’adesione ai FPI e permettere ai lavoratori di poter tornare indietro.

Ma non sarà facile perché i lavoratori sono quasi tutti contro.

Per questa ragione occorre continuare non solo a dire NO al trasferimento del TFR ai FPI, ma anche continuare la battaglia per la difesa della previdenza pubblica, del contratto nazionale del lavoro (contro l’attacco che viene portato proprio in questi giorni dai sindacati confederali, padroni e forze politiche di entrambi gli schieramenti), del salario, della sicurezza e salute sul lavoro.
 
Con la RdB/CUB, contro chi ha distrutto il nostro salario, i nostri diritti, la nostra sicurezza.

Il Coordinamento Nazionale USB MEF