Il numero 3 di PUNTO CALDO

In allegato la versione integrale del nostro mensile.

Roma -

Questo numero è dedicato al ricordo di Francesco Tolomei.

Che la terra ti sia lieve!

 

Sono passati tre anni. Sono volati nel segno discreto della tua assenza. Senza rimpianti, senza dolore.

Eppure ci manchi.

Ci siamo conosciuti alla fine degli anni novanta e subito abbiamo fatto gruppo. Non era soltanto la visione della vita e della politica ad unirci. L’amore per l’arte e per la fotografia fu l’occasione per guardare al mondo con occhi diversi. Ed essere amici. La forza narrativa delle immagini legava i nostri progetti. La tecnica raffinata e ineludibile di ciò che si esprimeva ancora col bromuro d’argento  accresceva quel sentire comune fatto di discorsi leggeri. E solo oggi ci accorgiamo di quanta profondità c’era in quel modo,  spesso ironico e disincantato, di esserci.

Poi, quando quest’ambito divenne stretto, sentisti il bisogno di allargare gli orizzonti. C’era in te la voglia di ripartire e, senza compromessi, rifondare un gruppo che sperimentasse la fotografia in tutti i suoi aspetti. Nacque “Zone d’Ombra” ed ebbe subito mire ambiziose. Perché era giusto così: bisognava colmare i tanti vuoti che c’erano a Roma. Occorreva trasformare il concetto di “fotoamatore” in “amante della fotografia”. Chi ha vissuto in prima persona la fotografia dell’ultimo decennio non può non confermare che quei desideri sono stati pienamente realizzati.

Perfetto organizzatore: corsi didattici, incontri con gli autori e con i critici, con editori e professionisti, seminari tematici, mostre e proiezioni.  Sempre meticoloso, metodico, propositivo.  Tutto era partito dallo Scalo ferroviario di San Lorenzo e in pochi anni era arrivato al Forte Prenestino quando il festival “Occhi Rossi” era rimasta l’ultima occasione “seria” di fotografia a Roma. Poi, come se non bastasse, l’inevitabile sconfinamento nella letteratura e nel cinema.

Eri un artista. Un fotografo sensibile che amava la composizione luminescente e scriveva tratti leggeri di realtà quotidiana. Un autore che prediligeva il bianco e nero e le sue infinite tentazioni, che ricercava il suono languido dei chiaroscuri e trovava le tracce sgocciolanti delle stampe da asciugare.

Eri partito da una comunissima Pentax ed eri arrivato a vivere l’ebbrezza del foro stenopeico che proietta immagini capovolte in un bunker abbandonato.

Eri uno di noi. E, siamo sicuri, oggi avresti fatto parte di questa redazione e avresti scritto un articolo a ogni numero. E magari non solo di fotografia.

Ci manca il tuo entusiasmo,  la tua sottile ironia, la tua competenza.

Ci manca, soprattutto, l’amico.

                                            La Redazione

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