CTR LAZIO - SEDE DI ROMA: “Non vada al bagno, scenda allo sportello”

Roma -

Sì, avete letto bene! E’ proprio ciò che si è sentita dire dal proprio dirigente una lavoratrice della Commissione Tributaria Regionale del Lazio - sede di Roma la quale, prima di aprire la propria postazione lavorativa, aveva la necessità di recarsi ai servizi igienici. La stessa, sempre secondo lo stesso dirigente, sarebbe stata inoltre rea di essersi attardata a segnalare al funzionario incaricato l’allagamento del servizio in cui si era recata esplicando, come lavoratrice e ancor prima come RSU, i propri doveri di informazione e collaborazione con il datore di lavoro previsti e sanciti dalle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Evidentemente i casi di cronaca che hanno visto operai e lavoratrici del commercio costretti a “farsela addosso” perché non autorizzati a recarsi in bagno hanno solleticato la fantasia del dirigente della CTR Lazio che, da sempre in verità, ritiene di poter esercitare sui lavoratori il proprio dominio assoluto spingendosi perfino a vietare la fruizione dei servizi igienici ai dipendenti.

Il tutto, ovviamente, nel totale silenzio di quelle Organizzazioni Sindacali che nel corso delle riunioni vergognosamente tacciono di fronte ad evidenti tentativi di calunnia perpetrati dal noto dirigente nei confronti dei lavoratori.

Eppure in CTR Lazio accade di tutto: si negano, senza alcuna motivazione plausibile ed in violazione delle norme contrattuali vigenti, le ferie rientranti nel piano ferie approvato comunicandone il diniego alle ore 20.30 di sera così come ai segretari di Sezione nel giorno dell’udienza, nonostante la disponibilità di altri dipendenti. Si negano le assegnazioni ad altri servizi oppure non si risponde mai alle istanze dei lavoratori. Coloro che fruiscono dei permessi personali vengono tacciati e spesso accusati, anche per iscritto, di scarsa collaborazione. A maggior ragione ciò accade, come nel caso della lavoratrice di cui si parla, se il permesso viene richiesto, ed accordato, per andare ad assistere una collega che si è infortunata sul posto di lavoro e che è stata costretta a chiamare dal proprio telefono il 118, su espresso invito del funzionario incaricato.

In buona sostanza, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio è terra di nessuno. Come nei noti film del Far West, i lavoratori sono costretti, quasi quotidianamente, a subire le scorribande del dirigente (peraltro già noto per aver avviato ben due procedimenti disciplinari nei confronti di un lavoratore appartenente alle categorie protette) finalizzate unicamente a trasformare il potere datoriale in vero e proprio darwinismo sociale.

Tutto questo accade nel silenzio complice dei vertici del MEF nonostante la USB abbia più volte denunciato e stigmatizzato i comportamenti adottati dall’illuminato dirigente nei confronti dei lavoratori e dei rappresentanti di questa Organizzazione Sindacale.  

La USB continuerà a contrastare e a denunciare quanto sta accadendo presso la Commissione Tributaria Regionale del Lazio e chiede ai lavoratori di segnalarci ogni forma di abuso perpetrato dalla dirigenza.   

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