COMMISSIONI TRIBUTARIE: IL TRITACARNE DELLA ROTAZIONE ANTICORRUZIONE

Roma -

Anche quest’anno, come i precedenti, i segretari di Sezione delle Commissioni Tributarie saranno sottoposti all’ennesima rotazione e si vedranno costretti ad assumere una nuova Sezione giudicante, permanendo però nello stesso identico servizio.

Come a dire cambiare tutto per non cambiare niente, con buona pace dei principi recati dalla disciplina vigente in materia di anticorruzione. E’ questo il sistema farlocco utilizzato dai responsabili anticorruzione del MEF per dimostrare di adempiere alla norma svuotandola di senso.

Le motivazioni fantasiose ed infamanti, poste alla base di tale provvedimento ma mai riscontrate con fatti imputabili ai lavoratori delle Commissioni Tributarie, continuano così ad impattare in modo negativo sul personale. I lavoratori, ogni due anni, si trovano a dover ricominciare tutto da capo e ricostruire un contesto lavorativo in cui il sistema di relazioni fiduciarie instaurate con il collegio giudicante fa la differenza sostanziale e che, da sempre, costituisce un valore aggiunto della prestazione lavorativa in ambito giurisdizionale. Tanto che in nessuna delle altre branche della giustizia si è mai messo in atto un meccanismo di questo tipo, limitandosi a prevedere la rotazione quinquennale dei soli giudici.

Il tritacarne nel quale i lavoratori sono inseriti, oltre ad essere inefficace ai fini della lotta alla corruzione, determina esclusivamente lo svilimento della professionalità che, con fatica e in totale autonomia, i lavoratori da sempre cercano di accrescere, così come la indispensabile spinta motivazionale.

Non si comprende il motivo per cui la attività de quo venga ricompresa tra quelle a rischio: nessuna discrezionalità è lasciata agli operatori nello svolgimento dei propri compiti, né tantomeno sussiste nessuna possibilità di manomissione dei fascicoli (ultima chicca propedeutica al presunto comportamento delittuoso) visto che gli atti vengono acquisiti e protocollati in altro Servizio e solo successivamente entrano nella disponibilità delle Sezioni giudicanti. Inoltre, ed è bene ricordarlo, i giudici tributari sono già essi stessi soggetti a rotazione.

A cosa serve allora questo frullatore impazzito? Forse sarebbe meglio che il MEF, anziché realizzare il “moto perpetuo” nelle Commissioni Tributarie, si impegnasse a rivedere  modelli organizzativi ormai obsoleti e strumenti sempre più inadeguati a fornire risposte agli operatori in tema di difficoltà e complessità crescenti delle lavorazioni, della dilatazione dei tempi dei processi lavorativi, di una piattaforma applicativa (SIGIT) spesso malfunzionante ed eccessivamente farraginosa, di un processo telematico che, anziché liberare risorse, sta pesando come un macigno sulle attività degli uffici.

A tutto questo si aggiunge la mancanza di qualsiasi politica di programmazione per fronteggiare la cronica carenza di personale, ormai caratteristica tipica delle Commissioni Tributarie, cui corrisponde un insostenibile aumento dei carichi di lavoro che mina alla base la possibilità che si possa continuare ad erogare un servizio di qualità alla cittadinanza.

E’ evidente lo scopo ultimo di tutto questo: smantellare l’unica branca della giustizia che funziona, che dà risposte in tempi rapidi e civili all’utenza al fine di affossare ancora di più la funzione di lotta all’evasione fiscale che questo governo, al pari dei precedenti, ha ormai totalmente abbandonato a vantaggio di coloro che da sempre, impunemente, in violazione delle norme costituzionali, sottraggono centinaia di miliardi annui al bilancio dello Stato.         

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