P.A. un attacco senza sosta!

Roma -

PROSEGUE ORMAI SENZA SOSTA L’ATTACCO AL LAVORO PUBBLICO e, attraverso questo, alla Pubblica Amministrazione e quindi allo stato sociale. Piani industriali, leggi, decreti, uniti al tam-tam mediatico sulla fannulloneria dei dipendenti pubblici, vogliono trasformare la macchina pubblica in una sorta di residuato bellico sempre più svuotato di funzioni e di ruolo. Al pubblico si sostituisce il privato che, con mani avide, attraverso le privatizzazioni e le esternalizzazioni, si affretta a sostituire lo Stato, speculando su diritti che dovrebbero essere costituzionalmente garantiti. Sanità, scuola, previdenza, diventano i terreni dove il pubblico arretra sempre più per lasciare campo libero al profitto che non si coniuga con la necessità di garantire servizi adeguati a tutti. Il pretesto sembra essere quello di colpire il dipendente pubblico nulla-facente; in realtà, con questa operazione, il Governo intende raggiungere un duplice scopo: da un lato, creare un clima in cui lo smantellamento della P. A. passi sotto silenzio, o meglio, venga sostenuto da larghi strati della popolazione; dall’altro attingere al “tesoretto” rappresentato dalla Pubblica Amministrazione per coprire i costi di una crisi che, dopo i finanziamenti statali alle banche e alle grandi imprese, da finanziaria si è trasformata in crisi economica e, quindi, sociale. Ecco spiegati il taglio ai salari attraverso il taglio degli incentivi ed il blocco dei contratti di lavoro, il blocco delle assunzioni, il taglio agli organici, lo smembramento di interi pezzi del settore pubblico, l’aumento dell’età pensionabile alle donne, il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori precari che hanno contribuito al funzionamento della P. A. a fronte di un ventennale blocco delle assunzioni.

BLOCCO DEI RINNOVI CONTRATTUALI E TAGLI ALL'ACCESSORIO.

La Finanziaria per il 2010, presentata da Tremonti, stanzia solo l’indennità per il mancato rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego, in scadenza a dicembre 2009: 12 Euro medi mensili lordi! Eventuali risorse per rinnovare i contratti saranno legate al dopo-riforma, per quanto concerne la parte fissa del salario, e alle economie di gestione delle singole Amministrazioni, per quanto riguarda la parte accessoria. Il contratto nazionale degli alimentaristi, siglato anche dalla Cgil, prevede 142 euro medi lordi in tre rate per 40 mesi, ed è un esempio concreto delle reali intenzioni di Cgil, Cisl, Uil, Governo e Confindustria. Inoltre, sul salario dei dipendenti pubblici gravano, come macigni, l’allungamento della durata contrattuale non più biennale ma triennale (con un’inevitabile perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni), l’introduzione delle gabbie salariali, che tengano conto “della competitività locale e delle indiscutibili differenze che sussistono nel costo della vita rilevato nei diversi territori” e, come se non bastasse, meritocrazia e gestione clientelare degli incentivi, già falcidiati dai tagli prodotti dall’applicazione della legge 133/2008.

Nonostante i tentativi operati soprattutto dalla Cisl di anestetizzare i lavoratori, facendogli credere di aver recuperato tutte le risorse tagliate, il furto al salario accessorio rimane tutto, e solo in alcuni casi si è riusciti a limitare i danni, attraverso un recupero parziale di risorse. Il risveglio sarà brusco di fronte al CUD 2009!

DECRETO BRUNETTA E DEVASTAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO.

Se qualcuno sperava che fosse sparito dall’agenda di Governo, si sbagliava di grosso. Nel silenzio più assoluto di Cgil, Cisl e Uil, che già si erano adoperati nel 2007 per la stesura del famigerato memorandum, il decreto è stato approvato venerdì 9 ottobre 2009, per "attuare" la riforma della Pubblica Amministrazione. Una vera e propria rivoluzione, come è stata definita dallo stesso ministro, che introduce pesanti ripercussioni nel mondo del lavoro pubblico. Meritocrazia direttamente collegata agli incentivi ed alla carriera, inasprimento del codice disciplinare con possibilità di licenziamento dopo un biennio di valutazione negativa, blocco delle progressioni di carriera. Una dirigenza relegata a ruolo di guardiano dei dipendenti con potere decisionale su salario e passaggi di livello del personale. Inoltre, alle RSU, per il cui rinnovo si dovrebbe votare l’anno prossimo, il decreto Brunetta sottrae materie importanti di contrattazione come l’organizzazione del lavoro. Altra perla, è la definizione del nuovo assetto dei comparti che si ridurranno drasticamente con l’accorpamento di interi “pezzi” del pubblico impiego in maniera del tutto funzionale ad un modello che ha i tra i suoi pilastri federalismo da un lato e monopolio di Cgil, Cisl e Uil dall’altro.

LE CONDIZIONI DI LAVORO DEI DIPENDENTI PUBBLICI.

Oggi ci troviamo di fronte ad una Pubblica Amministrazione dove il personale, per effetto del blocco del turn-over e per effetto dei tagli agli organici, è sempre meno. Invece del dipendente fannullone, tanto caro ad una stampa superficiale ed asservita, ci troviamo di fronte a lavoratori quotidianamente alle prese con un aumento esponenziale dei carichi di lavoro, con un’ organizzazione del lavoro praticamente inesistente, con una dirigenza lottizzata, politicamente e sindacalmente, incapace di svolgere adeguatamente il suo ruolo. I tagli operati alla spesa pubblica, oltre ad incidere direttamente sui salari, ricadono inevitabilmente sul servizio reso all’utenza: vengono fatti mancare i soldi non solo per gli strumenti di diagnostica indispensabili al servizio sanitario ma, persino, per le cose più banali ma indispensabili allo svolgimento delle funzioni basilari dell’amministrazione pubblica, come computer, carta, fotocopiatrici. Anche le risorse che dovrebbero essere destinate alla messa in sicurezza dei posti di lavoro vengono drasticamente ridotte, in attesa dell’ennesima tragedia con cui riempire per giorni le prime pagine dei giornali. Lo smantellamento della Pubblica Amministrazione ricade pesantemente sui precari, una volta definiti “garantiti”, e che oggi sono oggetto di processi di espulsione di massa. Emblematico il caso della scuola con 187.000 licenziamenti ma che ritroviamo anche in altri settori del pubblico impiego.

L’esternalizzazione di interi pezzi di servizio pubblico ha prodotto uno stuolo di lavoratori interinali, a progetto, soci di cooperative, che vivono costantemente sotto ricatto. La salvaguardia del livello occupazionale non è quasi mai prevista dai contratti di riferimento ed inevitabilmente questi lavoratori ad ogni cambio di appalto rischiano il posto di lavoro, con buona pace della professionalità acquisita in tanti anni e dello spreco di denaro pubblico letteralmente regalato ai privati. Un fenomeno che non è confinato al mondo dei lavoratori precari e che rappresenta l’anteprima del modello di una nuova società che ci stanno preparando.

 

IN QUESTO CONTESTO LO SCIOPERO RIMANE UNO STRUMENTO IRRINUNCIABILE DI LOTTA, UNA LOTTA CHE NON PUÒ ESSERE DELEGATA AD ALTRI.

SOLO OPPONENDO UNA FORTE RESISTENZA SI POSSONO SCARDINARE I MECCANISMI DI COSTRUZIONE DI UN MODELLO DI SOCIETÀ CHE NON APPARTIENE AI LAVORATORI.

 

SALARIO, DIRITTI, DIGNITÀ

 DIFENDIAMOLI CON LO SCIOPERO!
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
CORTEO ore 10.00 DA P.ZZA DELLA REPUBBLICA