RSU Palazzo: un esempio di come rinunciare alla propria funzione.

Roma -

L’accordo FUA 20% anno 2017 è stato firmato il 21 novembre 2018 da una risicata maggioranza della RSU e scontatamente da tutte le sigle sindacali.

I componenti RSU eletti nelle liste della USB P.I. non hanno sottoscritto l’accordo di cui sopra.

I motivi della non sottoscrizione.

·         La RSU non ha svolto alcuna funzione negoziale perché una esigua maggioranza ha deciso di fare una copia identica dell’accordo nazionale, rinunciando alla benché minima funzione contrattuale.

·         Nell’accordo si ripropone la logica per cui chi contribuisce, svolgendo la propria attività istituzionale, a reperire risorse aggiuntive ne deve prendere una parte; questa volta è il caso dei servizi a terzi resi dall’Amministrazione che hanno maggiorato la quota FUA di un ufficio RGS e dell’intera Direzione del Personale DAG.

·         Nella precedente riunione la RSU aveva chiesto un rinvio per acquisire maggiori informazioni dall’Amministrazione su questo e altri punti attinenti la costituzione del 20% del Fondo destinato alle sedi di contrattazione RSU. La stessa RSU riunitasi per valutare la scarna informativa resa dall’Amministrazione, ancora una volta con una esigua maggioranza ha ritenuto sufficienti gli scarsi dati forniti dalla controparte.

Siamo democraticamente nella componente di minoranza della RSU, ma questo non può voler dire rinunciare a principi di giustezza ed eguaglianza nella distribuzione del salario accessorio.

Ci è sembrato di cogliere l’insistente volontà, da parte di CGIL, CISL e UIL, di limitare fortemente l’azione e la funzione proprie della RSU. D’altro canto per questi signori la RSU è utile solo a prendere voti per la rappresentatività poi diventa un disturbo da neutralizzare, possibilmente in maniera indolore. Lo dimostra il fatto che non si è voluto cambiare neanche una virgola dell’accordo nazionale sull’80% del FUA 2017. Tutto questo con la complicità dell’Amministrazione, alla quale una situazione come quella descritta non può che fare comodo. Infatti il Capo Dipartimento DAG, quando si è trattato delle varie ed eventuali, ha scelto, con la sponda di alcuni sindacalisti e di componenti della RSU, a cosa rispondere e a cosa non rispondere. L’Amministrazione non è stata comunque in grado di definire i tempi certi per il pagamento del FUA (questo non giustifica la fretta di qualche sigla per chiudere un'accordo), non ha dato giustificazione al ritardo insostenibile del pagamento di un accordo firmato a maggio dell’anno corrente, non ha confermato né smentito se la nomina dell’OIV sia andata o meno a buon fine. Insomma dal Capo Dipartimento nessuna risposta. La cosa sorprendente è stata la risposta sulla nomina del Direttore del Personale DAG: “sapete qualcosa voi, io non so nulla”. Grande è la confusione, ma chi paga sono sempre i lavoratori. Certo che guardando il tavolo dei rappresentanti dell’Amministrazione ci siamo chiesti: Questi prendono tutti una sostanziosa retribuzione mensile, gli può interessare far prendere la quota di salario accessorio ai propri dipendenti? La risposta purtroppo sta nei fatti e questi sono sotto gli occhi di tutti.

Niente Fua, niente comma 165 (cartolarizzazione), niente soluzione per i retrocessi del Dipartimento delle Finanze, insomma niente di niente. Mentre comunicati di altre sigle sindacali appartenenti alla triplice annunciano buone nuove. Ecco dov’è il nulla!

Il Coordinamento Nazionale USB MEF