14 GIUGNO: SCIOPERO GENERALE P.I.

Roma -

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
GIÙ LE MANI DAL PUBBLICO IMPIEGO

PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO
 

Dagli inizi degli anni ’90 si è abbattuta sui lavoratori in genere e sul Pubblico Impiego in particolare, la scure dei governi in preda ai sacri fuochi dei sacrifici e del risparmio ispirati dalle istituzioni politiche, finanziarie e padronali europee.

“I sacrifici di oggi serviranno per costruire l’Unione politica e monetaria europea che ricompenserà tutto ciò con la piena occupazione, maggiori retribuzioni e miglioramento del welfare e sicurezza sociale”.

Queste le promesse con cui anche e, soprattutto, CGIL - CISL - UIL e sindacati autonomi hanno sostenuto il confronto con i lavoratori per fargli accettare, senza troppi scossoni e, soprattutto, senza disturbare il manovratore, la lunga stagione di sacrifici che si prospettava; da allora, questi sindacati cominciarono a definirsi “concertativi” in quanto eseguivano il concerto secondo le indicazioni del direttore d’orchestra che, di volta in volta, era il governo, la confindustria o i poteri forti europei.

Tutti gli altri, il sindacalismo di base, erano solo voci stonate fuori dal coro, da isolare.

“Qualche sacrificio oggi val bene la piena occupazione o la garanzia della pensione per le future generazioni”, si sostenne allora.

La disoccupazione in aumento e la “nuova” occupazione figlia delle leggi Treu e 30, sono la dimostrazione evidente della precarizzazione delle prossime generazioni e della negazione di qualsiasi garanzia nel presente e, tanto meno, nel futuro privo ormai di qualsiasi copertura previdenziale.

Tutto questo mentre ai pubblici dipendenti veniva imposto dal governo, confindustria e da CGIL, CISL e UIL:
- l’abolizione del contratto nazionale per il triennio 1991-1993;

-         la Finanziaria del 1992 (Amato) da 80.000 miliardi di lire interamente pagata dai lavoratori e dalle famiglie;

-         l’abolizione della Scala Mobile, elemento di riequilibrio delle retribuzioni, a seguito degli accordi del luglio ’92 tra governo, confindustria e CGIL, CISL e UIL;

-         l’accordo del luglio ’93 sul costo del lavoro che prevedeva, tra l’altro, aumenti contrattuali sulla sola base dell’inflazione programmata;

-         il decreto legislativo, il n.29 del 1993, che, sulla base dell’accordo del luglio ’93, modifica strutturalmente la normativa che regolava il rapporto di lavoro pubblico raccogliendo il peggio del privato con il peggio di quella pubblica;

-         la riforma Dini del sistema pensionistico nel 1995, emanata su pressione della confindustria e con l’assenso dei sindacati concertativi, che si abbatte come una mannaia sulle pensioni dei lavoratori passando da un sistema di calcolo retributivo a quello più penalizzante contributivo, passando cioè da una copertura pensionistica media dell’80% (in alcuni casi anche oltre) ad una copertura che varia dal 50 al 60%;

-         l’istituzione dei Fondi Pensione Integrativi, favoriti da questa perdita di rendimento delle pensioni pubbliche, un affare in cui la confindustria e i sindacati concertativi si sono buttati a capofitto tanto i capitali li mettevano i lavoratori a cui viene scippato il TFR con cui giocare in borsa. La storia ci racconta come è andata a finire: del capitale versato il lavoratore ne vedrà a fine carriera, se tutto va bene, il 60-70%;

-         gli accordi concertativi su privatizzazioni, esternalizzazione e trasferimenti di competenze che caratterizzarono gli anni dei famigerati Decreti Bassanini con cui si scrissero pagine importanti per lo smantellamento della Pubblica Amministrazione e furono fatti passare mascherati come “decentramento amministrativo”;

-         il blocco del turn-over, introdotto dalle leggi Finanziarie dei primi anni ’90 e reiterato di anno in anno dai governi che si sono succeduti, con perfetto spirito bipartisan, ha provocato l’affanno con cui gli uffici pubblici rispondono oggi alle richieste dell’utenza.


Con altrettanta trasversalità le Finanziarie, da allora ad oggi, hanno operato tagli più o meno profondi, secondo le esigenze di cassa, devastando uno Stato Sociale tra i più avanzati (sistema pensionistico, servizio sanitario nazionale, sistema scolastico, collocamento e tutela del lavoro, sistema giudiziario, ecc,); tagli che si operavano di volta in volta sia sul servizio (tagliando le risorse per il funzionamento) che sul personale, per vincerne qualsiasi resistenza allo smantellamento.

In altre parole, in questi ultimi 20 anni i governi hanno utilizzato la P.A. come un vero e proprio Bancomat per soddisfare le esigenze di cassa che, di volta in volta, i padroni, i banchieri, l’Europa o il Fondo Monetario Internazionale gli sollecitavano, il tutto con il compiacente appoggio dei sindacati concertativi.

Tutta questa “macelleria sociale” non è neanche servita agli scopi che ci avevano raccontato, cioè il miglioramento del deficit pubblico.

 

 

Il debito pubblico dell’Italia

diciotto anni di macelleria sociale per tornare peggio che al punto di partenza

 

 

1992*

1997**

2004

2007***

2009

2010

107,7

118,1

103,8

103,5

115.8

118,2

(relazioni annuali Banca d'Italia)

il 1992 è l’anno della famigerata Legge Finanziaria del governo Amato, una stangata da 80.000 miliardi di lire
il 1997, è l’anno in cui il debito raggiunge il “picco” (primo governo Prodi)

nel 2007 è l’anno in cui il debito pubblico raggiunge il punto più basso (secondo governo Prodi)


mentre gli interessi sul debito non si modificano negli anni

 

Gli interessi pagati ogni anno sui titoli del debito pubblico italiano

(in miliardi di euro)

 

 

1991

1992*

1993

1996**

1999***

2003

2008

73

88

94

111

73.5

68.3

80

(relazioni annuali Banca d'Italia)
* Il 1992 è l'anno in cui si lancia l'allarme default per il debito pubblico italiano
** il 1996 è l'anno in cui gli interessi pagati sul debito sono stati più alti
*** il 1999 è l'anno in cui la contabilità comincia ad essere fatta in euro
  
si modificano però i possessori dei titoli di stato
 
Ma chi sono i possessori dei titoli di stato del debito pubblico italiano?
I famigerati Bot people sono ormai scomparsi.
Dominano banche e investitori stranieri

 

 

 

1991

1998

2005

Famiglie %

58,6

21,6

13,6

Banche, assicurazioni%

25

46,9

30,4

Investitori stranieri %

6

29,1

53,3

(fonte: Sole 24 Ore)
 
di contro le imposte versate dai lavoratori aumentano di anno in anno
 
Le imposte versate dai lavoratori allo Stato
(in miliardi di euro)

 

 

1992

1996

1999

2003

2008

68,2

86,4

114,3

124,6

158,5

(relazione Banca d’Italia)
 
e rappresentano la maggior parte delle entrate del bilancio dello stato
 
Le imposte versate allo Stato
(in milioni di euro)

 

 

 

2000

2003

2008

Imposte dirette*

113.970

178.745

241.427

Imposte indirette**

147.519

186.770

210.519

(relazione Banca d’Italia)

l’83% delle imposte dirette sono rappresentate dall’Irpef, cioè l’imposta principale sul lavoro dipendente
l’89% delle imposte indirette sono rappresentate dall’IVA
 

mentre dal 2000, per effetto dei tagli ai trasferimenti agli enti territoriali, anche le Regioni ed i Comuni iniziano ad emettere imposte locali che vedono la loro maggiore fonte di entrata nei redditi da lavoro dipendente

 

Le imposte versate agli enti locali (regioni, comuni)
(in milioni di euro)

 

 

 

2000

2003

2008

Imposte dirette

18.405

23.370

32.251

Imposte indirette

53.432

63.090

70.501

(relazione Banca d’Italia)
 

Oggi si scopre la crisi finanziaria e tutti si prodigano per proporre “soluzioni eque”, che “ripartiscano i sacrifici tra tutti”, che “permettano il rilancio l’economia italiana”, che “ci mettano al riparo della bancarotta come è accaduto alla Grecia”.

Quale soluzione migliore se non quella del Bancomat della P.A.:

-         14,8 mld di tagli ai trasferimenti a Regioni, Province e Comuni

-         4,6 mld di tagli ai Ministeri

-         oltre 5 mld di risparmi sul mancato rinnovo del CCNL del P.I.


Si ripropone la stessa ricetta di 20 anni fa scambiando per cura quello che invece è la malattia.
Tant’è che le retribuzioni, salvo quelle dei dirigenti, sono rimaste al palo.

 

Vengono a chiedere i sacrifici ai lavoratori?
Le retribuzioni medie annue negli ultimi tre anni

 

 

 

2007

2008

2009

Dirigenti

101.334

103.424

134.342

Quadri

50.346

51.018

51.804

Impiegati

25.340

25.340

26.151

Operai

21.484

21.484

21.723

(fonte: Rapporto sulle retribuzioni della società Od&M basato sull’analisi di 700.000 buste paga)
  
mentre i boiardi delle privatizzazioni ingrassano sulle spalle dei cittadini

 

I boiardi delle privatizzazioni
Dirigenti strapagati per le SpA create dagli enti locali

 

 

Aziende ex municip. SpA

Retribuzione Dirigente

Retribuzione annua

A2A

Presidente

912.000

Acea

Presidente

290.000

Acegas

Amministratore Delegato

314.623

ACSM

Amministratore Delegato

225.000

Enia

Amministratore Delegato

275.000

Hera

Amministratore Delegato

441.909

Iride

Presidente

551.000

(fonte: Sole 24 Ore del 17 maggio 2010)

ma lo scandalo più grande è l’aumento dell’utile delle banche per le quali si sono stanziati in tutta Europa centinaia di miliardi.

 

Gli utili delle banche e delle società finanziarie (in milioni di euro)

 

 

 

Capitalizzazione

Utili

Unicredit

33.675

4.319

Intesa Sanpaolo

26.920

3.255

Generali Ass.

22.964

2.130

Mediobanca

5.169

425

UBI Banca

4.857

344

Banca MPS

4.840

586

Exor

2.781

40

Banco Popolare

2.728

274

Mediolanum

2.544

211

Lottomatica

2.143

106

 

 

Per questo non siamo più disposti a fare sacrifici, neanche a dividerli,

come propongono CGIL, CISL e UIL e le sedicenti opposizioni.

 

14 GIUGNO 2010
SCIOPERO GENERALE

DEL PUBBLICO IMPIEGO

INTERA GIORNATA CON MANIFESTAZIONI

  

ROMA - PIAZZA DELLA REPUBBLICA ORE 9,30

MILANO - LARGO CAIROLI ORE 9,30
NAPOLI - PIAZZA MANCINI ORE 9,30

CAGLIARI - VIA BONARIA (c/o sede RAI) ORE 9,30

Vai alla GALLERIA FOTOGRAFICA della manifestazione di ROMA del 14 giugno 2010 - ore 9.30

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