MEF: Amministrazione a sangue freddo.
LE TRATTATIVE UNILATERALI
Negli ultimi tempi ben si sa che l'amministrazione MEF non ha brillato di intraprendenza quando si è trattato di assumere posizioni e di prendere decisioni di maggior favore nei confronti del personale.
L’amministrazione, come un animale a sangue freddo sta lì immobile, abituando le lavoratrici e i lavoratori a lunghe attese, incertezze e silenzi ma... al momento opportuno, non esita a compiere un grande slancio quando si tratta di definire posizioni di chiusura nette e rovinose nei confronti delle relazioni sindacali.
Le trattative con la RSU DT, DE, RGS, DAG e UDCAP sulla flessibilità oraria e i criteri di accesso per il lavoro a distanza erano in corso da aprile 2026 con un ritardo che palesemente mirava ad indebolire le relazioni di terzo livello (contrattazione di sede tra Amministrazione e RSU), tant’è che dal primo maggio l’Amministrazione ha proseguito per la sua via implementando le proprie politiche senza curarsi che si fosse trovato un accordo, promettendo di procedere in seguito con le opportune integrazioni.
Il secondo incontro c’è stato il 12 maggio, quando la nuova policy dello smart working e le nuove articolazioni orarie erano già cosa vecchia, e benché qualche organizzazione sindacale vantasse i meriti di discorsi e proposte, era già evidente che il MEF pendeva verso la chiusura di ogni forma di dialogo nonostante avesse promesso dati e scartoffie per il futuro.
Dal secondo incontro fino a giugno non è volata una mosca, fino ad arrivare al 22 giugno in cui l’amministrazione ha emesso un atto unilaterale per mancato accordo sui criteri per l’individuazione di fasce temporali di flessibilità in entrata e in uscita.
È vero che la normativa prevede che, se non si trova un accordo in sede di contrattazione, l’amministrazione può procedere ad un atto unilaterale senza che sia necessaria la firma tra le parti, ma è anche vero che fino ad oggi al MEF non si è mai verificata una situazione analoga poiché qualche imperativo morale che sfugge alle regole scritte ha sempre frenato e impedito un tale scenario.
Il MEF si sta assumendo la responsabilità di un atto politico dannoso che genera delle conseguenze nocive per le relazioni sindacali e per il rapporto con il proprio personale. La deliberata adozione di atteggiamenti simili incrinano in modo irreversibile la fiducia delle lavoratrici e dei lavoratori.
E sebbene certe scelte vengano adottate in momenti in cui si può pensare che poi in fondo non ci saranno grosse reazioni, spesso sono proprio queste imposizioni a risvegliare le coscienze e a creare le condizioni per risposte forti e di segno opposto.
Si continua a perseguire la strada di un modello di relazioni sindacali antidemocratico.
Per un sindacato come USB da anni impegnata a battersi per la democrazia sindacale e per rivendicare l’importanza del ruolo delle RSU nelle trattative il momento opportuno per imporre politiche antidemocratiche non può mai esistere!
USB proseguirà nel battersi per conferire dignità e forza alla voce delle RSU espressione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori.