CARTOLARIZZAZIONE: diamoci ancora più voce!

Roma -

Stanno giungendo decine e decine di adesioni alla iniziativa di protesta indetta dalla RdB/CUB MEF contro l'ingiustificata ripartizione della quota relativa al 30% delle somme derivanti dall'accordo sindacale siglato il 20 aprile 2007 da CGIL, CISL, UIL, UNSA, INTESA e DIRSTAT, in attuazione dell'art. 3 del comma 165 della legge 350/2003 (cartolarizzazione).

Molti lavoratori ci hanno segnalato, però, di non aver ricevuto la nostra precedente email ed è per questo che vi riproponiamo il testo dell'appello che ci dovrà essere rispedito semplicemente premendo il tasto "rispondi al mittente" e, successivamente, "invia".

La RdB/CUB, Coordinamento Nazionale Ministero Economia e Finanze, ha già chiesto all'amministrazione (vedi l'allegato), un incontro urgente in merito.

 

La RdB/CUB MEF invita anche I DIRETTORI delle strutture periferiche ad unirsi e condividere la protesta.

Non basta segnalare errate indicazioni di percentuali di raggiungimento degli obiettivi e il conseguente errore nella ripartizione dei compensi.

Né, tantomeno, imputare al solo sistema di valutazione dei risultati e al controllo di gestione, la causa di tutti i mali (peraltro concertati con l'amministrazione proprio da quelle organizzazioni sindacali, CGIL, CISL, UIL, UNSA, DIRSTAT, CIDA UNADIS di cui molti direttori detengono in tasca la tessera).

Occorre RIFIUTARE il principio con il quale si lega il SALARIO DEI LAVORATORI ai risultati di gestione dirigenziale; occorre OPPORSI allo smantellamento delle strutture periferiche, alla mortificazione delle proprie conoscenze e competenze, alle politiche di contenimento dei costi sul personale, alle mancate assunzioni, agli aumenti dei carichi di lavoro, alle condizioni logistiche e ambientali indecenti, alla inadeguatezza delle risorse necessarie per l'aggiornamento professionale; occorre DIFENDERE IL BENE PUBBLICO e contrastare la mercificazione dei servizi essenziali erogati alla cittadinanza.


PER L’UNITA’ DEI LAVORATORI, PER DIFENDERE IL SALARIO, I DIRITTI E LA DIGNITA’

DIAMOCI ANCORA PIU' VOCE !
 
CAMBIARE SI PUO'!
CAMBIARE E’ POSSIBILE!
 

 



I lavoratori dei dipartimenti provinciali, preso atto dell’informativa relativa alle fasce di risultato degli uffici del MEF, in applicazione dell'accordo del 20 aprile 2007, per la parte relativa alla quota del 30% concernente l’attuazione dell’art.3 del comma 165 della L. 350/03, rilevano l’inaccettabile discriminazione salariale provocata dagli accordi sottoscritti con l'amministrazione da CGIL, CISL, UIL, UNSA, INTESA e DIRSTAT, che penalizzano, ancora una volta, gli uffici già in profonda sofferenza per la carenza cronica di personale, per la mancanza colpevole d’interventi di sostegno e per l’aumento vertiginoso dei carichi di lavoro.
La gestione del MEF è stata, sino ad oggi, deliberatamente finalizzata alla soppressione degli uffici territoriali, sacrificando servizi fondamentali, quali stipendi, pensioni e mortificando, nel contempo, le condizioni professionali dei lavoratori.
Oggi, dopo anni di esternalizzazioni e privatizzazioni selvagge, il progetto di smantellamento del MEF è nella sua fase conclusiva.
I dipartimenti provinciali sono aboliti e gli uffici territoriali saranno dimezzati.
Il MEF fa da testa d’ariete al nuovo modello di “Stato leggero”, che priva i cittadini di servizi essenziali e manda allo sbaraglio migliaia di lavoratori.
I lavoratori dei dipartimenti provinciali non solo subiscono pesantemente queste scelte, ma vengono persino puniti nell’erogazione di quote inferiori di salario accessorio in nome di un presunto meccanismo di valutazione dei risultati di gestione dirigenziale.
La valutazione prevede il raggiungimento degli obiettivi assegnati ai dirigenti dei singoli uffici legando, a questo, la retribuzione accessoria dei dipendenti.

Non è possibile accettare oltre al danno anche la BEFFA!
I lavoratori dei dipartimenti provinciali del MEF, con la presente, vogliono esprimere la loro profonda e risentita contrarietà di fronte a questa evidente ed ingiustificata iniquità, e chiedono un intervento risarcitorio che ponga rimedio a questa palese ingiustizia.