Il caso Cofferati

Roma -

Cosa fa, un sindaco di "sinistra", di fronte a degli operai stranieri supersfruttati, che vivono in baracche? Cerca di aiutarli.

Cosa fa un sindaco di "destra"? Manda le ruspe.

Sergio Cofferati ha mandato le ruspe.

Alle prime luci del mattino queste hanno spianato una povera bidonville di muratori rumeni, alle porte della civilissima Bologna.

Così, i bambini e le mogli, colti nel sonno e meno lesti a fuggire, hanno visto in faccia il rigore della legalità, là dove l'ex segretario generale della Cgil governa.
Certo, si tratta di famiglie fuori legge.

Gli uomini lavorano, con o senza permesso di soggiorno, per "appaltatori" che violano tutte le leggi, restando però impuniti, anzi magari ammirati per le capacità imprenditoriali.

In questo inferno, in questa moderna schiavitù, non si può neppure concepire il diritto alla casa.

Quello, non c'è nemmeno per i bolognesi doc.
E così i poveri stanno in baracche.

Tutto ciò fa provare rabbia e vergogna.

Si provano rabbia e vergogna perché i poveri non possono diventare cenere da nascondere sotto il tappeto del perbenismo, ed è davvero ben misero un concetto di legalità totalmente separato dalla giustizia e dalla sensibilità sociale.
Ma accanto alla rabbia, sorge una domanda.

Perché l'ex segretario della Cgil, che ha portato in piazza "tre milioni di persone" per difendere il lavoro dalla precarizzazione oggi, perseguita proprio i più precari tra i lavoratori?

Semplice.

Quando non si concerta e si cogestisce con la parte politica amica, si sta dalla parte del popolo, quasi sempre senza se e senza ma.

Ma poi, quando si raggiunge un ruolo di potere, quando si amministra o si governa, si cambia.

In realtà, Cofferati ha semplicemente assunto in sé le sembianze e le funzioni del popolo.

Ma non è forse vero che la Cgil di Cofferati, quando governava il centro sinistra, non è mai scesa in piazza, ha benedetto leggi finanziarie "lacrime e sangue", condiviso il pacchetto di deregolamentazione del lavoro di "Treu", la riforma della scuola di "Berlinguer e Zecchino", quella della Sanità di "Bindi", le riforme pensionistiche di Amato e Dini che hanno "massacrato" le pensioni dei lavoratori, agganciato le dinamiche salariali all'inflazione programmata affamando i lavoratori e, per finire in bellezza, approvato persino la guerra "umanitaria" nei Balcani?
Ma l'ex segretario della Cgil Cofferati non manda le ruspe solo perché si dà da solo il diritto di farlo.

Lo fa, anche, perché è privo della partecipazione emotiva, dell'identificazione morale, con gli esclusi.

Non si può fare bene il mestiere di sindaco e di sindacalista se non ci si identifica con la sofferenza di chi si vuol rappresentare.

Certo i muratori rumeni non votano alle elezioni comunali di Bologna.

Ma la storia di questa città è lungimirante.

Ha dato, da sempre, agli esclusi il senso della giustizia e della dignità e, ben prima, che avessero formalmente il diritto di voto, li ha educati ad essere dei cittadini.

Mai, avrebbe colpito i più deboli e i più umili nelle proprie file, quali che fossero la giustificazione o l'opportunità politica ed elettorale. 
Ma, allora in che consiste il "mistero Cofferati".
Nel fatto che un segretario generale della Cgil, poi leader politico, nel giro di pochi mesi diventa il simbolo della lotta dei poteri contro i diritti.
Come avviene questa giravolta?
Nulla di eccezionale: è la normale evoluzione di un male storico e devastante dei dirigenti della Cgil che è il potere, la voglia del potere.

Questo male consiste nella convinzione che il problema principale della loro pratica sia politica sia sindacale non è in quale modo e con quali fini e con quali mezzi e con quali programmi si governa, ma è, semplicemente, chi governa.
Cioè: dov'è lo scettro.
E la presa del potere, di per se, è la vittoria: chi dovesse mettere in discussione questa vittoria, quindi questo potere, è il nemico, va battuto.
Non è vero?

Lo sappiamo molto bene noi, delle RdB/CUB del Mef, che durante il governo di centro sinistra siamo stati gli UNICI fuori dal coro della condivisione e della cogestione.

L'unica voce contro le politiche attuate, in perfetta sintonia, dai rappresentanti politici del centro-sinistra, di quelli dell'amministrazione e di Cgil, Cisl e Uil.

Ed è proprio per questo nostro ruolo, che gli spazi democratici di libertà sindacale e di espressione, in quel periodo, hanno subito gravi costrizioni e feroci attacchi.

Cofferati insegue i lavavetri, sbatte gli studenti fuori dal centro, manda la polizia contro i giovani e li fa bastonare, demolisce le baracche e mette in strada gli sfollati.

Non è importante cosa fa il potere, importante è chi è il potere.
L'ex segretario generale della Cgil, è una preventiva parabola che va al governo e vede i problemi non più dal punto di vista dei governati ma dei governanti.
E, quindi, cambia la sua politica e la fa diventare realpolitik.
La realpolitik è contro i lavoratori.
I cittadini di Bologna hanno eletto Cofferati non per avere il potere ma per governare.
Non si va al governo per identificarsi nel potere, ma per criticare il potere, da una posizione di forza, e dal punto di vista dei governati, dei lavoratori, cioè delle vittime del potere.