Il gioco delle tre carte della CISL: dalla miseria in busta paga ai “Buoni Benzina”

Roma -

Mentre i lavoratori del MEF continuano a subire il peso di un costo della vita intollerabile, la CISL lancia la sua “brillante” proposta: trasformare il salario accessorio (FRD) in “Credito Welfare” sotto forma di buoni spesa e fringe benefit.

Una vera e propria pezza peggiore del buco, che nasconde precise responsabilità sindacali e politiche.

Ecco in realtà cosa la CISL cerca di insabbiare.

Aumenti da fame e reale perdita del potere d’acquisto: è bizzarro che a parlare di “difesa dei soldi” sia proprio una delle sigle che ha firmato senza esitazione un rinnovo del CCNL Funzioni Centrali con aumenti farsa. Aumenti ben al di sotto dell’inflazione reale, legati all'indice IPCA (depurato dai costi dei prodotti energetici!) stabilito dai soliti patti tra CGIL-CISL-UIL, che garantiscono la svalutazione sistematica degli stipendi.

Lavoratori di serie A e di serie Z: con la scusa dell’esenzione fiscale, ci rifilano i “Buoni benzina” al posto di un salario dignitoso. Ma la CISL è davvero così sicura che questi benefit copriranno le esigenze di tutti i lavoratori del MEF? I fringe benefit richiedono requisiti e spese specifiche (mutui, affitti, bollette intestate): chi non rientra in queste casistiche o ha condizioni personali diverse resta escluso o penalizzato. Risultato? Una spaccatura e lavoratori di serie A e di serie Z.

Destrutturazione del salario accessorio: spacciare il welfare integrativo come panacea di tutti i mali significa assecondare la smobilitazione della retribuzione tradizionale. Sebbene si parli di un accesso volontario dato che, in effetti, il dipendente non ha alcun obbligo di fruire dei servizi o dei rimborsi resi disponibili dal piano welfare dell’Amministrazione, la sostanza non cambia. A differenza del settore privato, dove spesso è il singolo dipendente a scegliere individualmente se convertire un premio di risultato monetario in servizi di welfare, nella PA i fondi destinati al welfare integrativo vengono stanziati a monte dalla contrattazione d’Amministrazione. Ciò significa che si andrebbe ad attingere direttamente dal Fondo Risorse Decentrate, che verrebbe così svuotato a prescindere dalle effettive richieste di adesione dei lavoratori. Ma c'è un pericolo ancora più pesante che furbamente si tace: guardiamo cosa è successo con i buoni pasto, fermi da oltre quindici anni allo stesso valore nominale ridicolo mentre il costo della vita è raddoppiato. Immaginare oggi di legare una quota del nostro salario accessorio ai fringe benefit e ai voucher significa consegnarci alla stessa identica trappola. Fra dieci o quindici anni ci ritroveremo con importi welfare bloccati nel tempo, svalutati dall'inflazione, e con un Fondo Risorse Decentrate irreversibilmente prosciugato. Trasformare il FRD in “Crediti welfare” destruttura la natura stessa del salario accessorio: un passo avanti oggi verso i voucher equivale a un passo indietro domani sui diritti retributivi stabili e riconosciuti a tutti.

Il Governo abbatte la detassazione, la CISL mette la maschera: il Governo si è appena rimangiato la promessa della detassazione del salario accessorio nella riforma della PA. E cosa fa la CISL di fronte all’ennesimo schiaffo del Governo ai dipendenti pubblici? Anziché alzare la testa e proclamare lo sciopero, si affretta a coprire la figura barbina del suo Governo con la trovata dei fringe benefit.

Quando un sindacato decide di stare “al guinzaglio” dell’Esecutivo, le conseguenze le pagano sempre i lavoratori: niente lotte, niente scioperi, solo l’elemosina dei buoni carburante per nascondere il fallimento delle trattative nazionali.

Il lavoro dei dipendenti del MEF merita stipendi dignitosi, non le mance del Governo e della CISL!