Il Pubblico cede il passo alla speculazione
Cogliamo spunto dallo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Agenzia delle Entrate della Città Metropolitana di Milano proclamato per il prossimo 19 febbraio per una analisi sulle conseguenze devastanti dell’esperienza fallimentare, per le casse dello Stato e le società veicolo create allo scopo, della cartolarizzazione dei beni immobili pubblici. All’Agenzia delle Entrate incroceranno le braccia per protestare contro la deportazione degli uffici pubblici in periferia. Una operazione che non colpisce solo chi lavora, ma l'intero corpo sociale della città. Spostare centinaia di lavoratori dal centro (servito da metropolitane e treni) a periferie spesso mal collegate (come nel caso di Milano Lorenteggio o via Pampuri) significa:
- Aumentare i tempi di percorrenza e i costi per i lavoratori;
- Peggiorare l'equilibrio vita-lavoro;
- Ignorare la sicurezza e la qualità degli spazi di lavoro in sedi spesso adattate e non progettate per scopi istituzionali;
- Peggiorare all’utenza la fruibilità dei servizi.
Le attuali dismissioni non sono eventi casuali, ma il risultato di una strategia di svendita del patrimonio immobiliare pubblico avviata vent’anni fa. Attraverso il meccanismo delle sopra citate cartolarizzazioni e la creazione del Fondo Immobili Pubblici (FIP), i cosiddetti gioielli di famiglia dello Stato sono stati ceduti a soggetti privati con logiche puramente finanziarie.
Quello che sta accadendo a Milano all’Agenzia delle Entrate a breve colpirà anche gli uffici del MEF infatti, la Ragioneria Territoriale dello Stato (RTS) di Milano condivide la stessa Sede delle Entrate ed è sottoposta al medesimo sfratto, è il tragico epilogo di una deriva nazionale.
Immobili di pregio sono stati conferiti al fondo a prezzi di favore, spesso con sconti ingiustificati rispetto alle valutazioni ufficiali. Dopodiché, per vent’anni lo Stato è rimasto inquilino in casa propria, pagando canoni di locazione altissimi che, nel tempo, hanno superato il valore stesso degli immobili ceduti. Oggi cittadini e lavoratori si trovano a dover pagare il salato conto, infatti, giunti alla scadenza dei contratti ventennali, i fondi privati non hanno interesse a rinnovare le locazioni a canoni calmierati, preferendo convertire gli edifici in hotel di lusso o residenze esclusive o in altre attività orientate al massimo profitto.
Il risultato doloroso è che lo Stato subisce lo sfratto esecutivo dai propri uffici storici. La Pubblica Amministrazione viene messa alla porta.
Gli uffici di Milano sono solo l'attuale soggetto di questa emorragia. Il sistema FIP ha smantellato la presenza dello Stato in tutta Italia. Esistono oggi molteplici Sedi istituzionali sotto sfratto esecutivo destinate a trasferimenti forzati verso le periferie, in aree spesso degradate o difficilmente raggiungibili. Stessa sorte toccherà in Toscana in seguito agli sfratti esecutivi già pendenti per le Corti di Giustizia Tributaria (CGT) di Firenze e Pisa. Questo schema si ripete ovunque: si priva il cittadino di un presidio centrale e accessibile per favorire la speculazione di investitori privati.
Difendiamo i servizi ai cittadini, fermiamo la deportazione degli uffici pubblici in periferia. Serve la revisione delle politiche immobiliari dell'Agenzia del Demanio e del MEF, vanno fermati i regali ai fondi speculativi. Bisogna garantire sedi dignitose, centrali e facilmente raggiungibili per dipendenti e utenza.