Lavoro agile al MEF: da un modello virtuoso a un sistema bloccato dalle proroghe.
USB: basta rinvii, servono regole stabili e diritti certi.
USB PI MEF denuncia con forza l’ennesima proroga tecnica delle Policy sul lavoro agile e sul co‑working, ora estese fino al 30 aprile 2026. Una scelta che conferma, ancora una volta, l’incapacità dell’Amministrazione di assumersi la responsabilità politica e organizzativa di definire un quadro stabile, trasparente e rispettoso dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il paradosso è evidente: il MEF era partito nel 2017 con un Regolamento che parlava chiaro. Il lavoro agile doveva “incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” e promuovere un modello organizzativo moderno, efficiente e orientato al benessere del personale. Non solo: il monitoraggio ufficiale condotto tra fine 2017 e inizio 2018 aveva certificato risultati straordinariamente positivi.
Per l’Amministrazione:
- aumento della motivazione e della qualità del lavoro;
- miglioramento dell’organizzazione interna;
- riduzione dei tempi di produzione degli output;
- maggiore responsabilizzazione;
- calo delle assenze brevi.
Per il personale:
- maggiore soddisfazione e fiducia;
- incremento della motivazione;
- riduzione dello stress e dei tempi di spostamento;
- migliore conciliazione vita‑lavoro;
- maggiore concentrazione e qualità della prestazione.
Risultati chiari, misurati, presentati pubblicamente dallo stesso MEF. Eppure, nonostante questi dati, l’Amministrazione ha scelto negli anni di non consolidare nulla. Nessuna regolamentazione stabile. Nessuna prospettiva. Solo proroghe, proroghe e ancora proroghe.
Un comportamento che non è più accettabile.
Le continue estensioni tecniche non sono una soluzione: sono un modo per non decidere. Sono un modo per lasciare migliaia di lavoratrici e lavoratori in un limbo permanente, senza certezze, senza diritti pienamente riconosciuti, senza la possibilità di programmare la propria vita familiare e professionale.
E questo pesa ancora di più su chi vive condizioni di fragilità, su chi ha esigenze di cura, su chi affronta problemi di salute o percorre decine di chilometri ogni giorno per raggiungere la sede di lavoro.
USB lo dice chiaramente: non si può continuare a governare il lavoro agile con strumenti provvisori. Non si può ignorare ciò che il MEF stesso ha certificato nel 2017‑2018. Non si può costruire un modello organizzativo moderno basandosi su proroghe infinite.
Chiediamo con forza:
- un quadro regolatorio stabile, chiaro e definitivo, non più rinviabile;
- tempi certi e trasparenti per ogni eventuale aggiornamento;
- confronto vero e non formale con le organizzazioni sindacali;
- rispetto degli impegni assunti nel Regolamento 2017 e dei risultati positivi del monitoraggio 2017‑2018.
Il MEF ha tradito le promesse del 2017, quando il lavoro agile veniva presentato come strumento di modernizzazione e benessere.
USB è pronta al confronto, ma non accetterà ulteriori rinvii, ulteriori incertezze, ulteriori tentativi di gestire il lavoro agile come un esperimento eterno. Il personale del MEF merita stabilità, diritti e una visione organizzativa all’altezza delle sfide del presente.