NON IN NOSTRO NOME! PER IL SALARIO, IL POSTO DI LAVORO E LA PACE: RIFIUTIAMO L’ECONOMIA DI GUERRA
USB PI MEF rivolge un appello a tutte le lavoratrici e i lavoratori del Ministero dell'Economia e delle Finanze
Mentre i salari italiani continuano a crollare (-6,1% dal 2021, il dato peggiore tra le grandi economie) e milioni di famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese a causa di bollette, carovita e affitti alle stelle, c’è chi festeggia.
I dirigenti di fim, fiom e uilm hanno presentato la bozza di piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo del Gruppo Leonardo. Basterebbe togliere i loro loghi dal documento per scambiarlo per un prospetto informativo destinato agli azionisti e agli investitori della multinazionale delle armi. In quelle pagine non c’è traccia della tutela reale delle lavoratrici e dei lavoratori: c’è solo la cieca celebrazione dei profitti da record generati dalla corsa al riarmo globale.
Siamo davanti a una vera e propria sottomissione culturale e politica: l’assurdità e la meschinità delle politiche di cgil, cisl e uil, che propongono l’industria della morte come un bene per il Paese e per i lavoratori, trasformano il sindacato in un notaio che contratta le briciole dei profitti della guerra.
- Forniscono una copertura morale alla guerra: esaltano l’aumento degli ordini militari e della spesa bellica (mentre la NATO spinge per destinare il 5% del PIL alla difesa) facendo finta di non vedere che quei profitti grondano del sangue delle popolazioni oppresse, come in Palestina.
- Accettano il ricatto tra occupazione e riarmo: invece di pretendere riconversioni industriali civili nell’aerospazio, nella ricerca, nei trasporti e nella transizione energetica per valorizzare l’enorme patrimonio tecnico dei lavoratori, svendono il futuro degli stabilimenti alla prosecuzione permanente dei conflitti nel mondo.
- Tacciono sul devastante impatto economico: l’economia di guerra e l’aumento continuo delle spese militari sottraggono risorse vitali a sanità, scuola, pensioni e servizi pubblici, scaricando l’inflazione e i rincari di luce e gas direttamente sulle buste paga delle famiglie italiane.
Mentre cgil cisl uil celebrano i profitti delle armi, noi paghiamo il conto! Non possiamo accettare che la sicurezza del salario e del posto di lavoro venga fatta dipendere dai bombardamenti e dalla militarizzazione del Paese. Il sindacato non deve scegliere tra la pace e il lavoro: deve battersi affinché il lavoro non sia schiavo della guerra.
USB - UNIONE SINDACALE DI BASE - IL 30 OTTOBRE INVITA TUTT3 AD INCROCIARE LE BRACCIA PER RIVENDICARE:
- Aumenti salariali consistenti e il ripristino di un meccanismo automatico di adeguamento dei salari al costo della vita.
- Blocco dei prezzi dei beni essenziali, delle bollette e taglio delle accise sui carburanti.
- Piani industriali pubblici di riconversione dalle produzioni belliche a quelle civili ad alto valore tecnologico.
- Stop immediato alla spesa militare: le risorse pubbliche vadano a Sanità, Scuola, Trasporti e Pensioni, non alle bombe!
Anche il Pubblico Impiego sarà a fianco dei lavoratori dei porti e di tutte le piazze d’Italia ed estere che il 30 ottobre si mobiliteranno contro la guerra e contro lo sfruttamento, costruiamo una grande giornata di riscatto e di lotta.
IL 30 OTTOBRE SCIOPERA CON L’USB!
Per i salari, per i diritti, per un’economia di pace