Per una nuova scala mobile

Roma -

 

Dopo anni di moderazione salariale che hanno visto spostare la ricchezza prodotta a vantaggio dei profitti e a danno dei redditi di lavoratori e pensionati si impone un cambiamento di rotta radicale.

Le organizzazioni del sindacalismo di base, promotrici della proposta di legge per una nuova scala mobile, irrompono in questa campagna elettorale, sfidando entrambi gli schieramenti su una nuova politica che ponga al centro i diritti e le dignità del mondo del lavoro.
In diverse città italiane i comitati territoriali hanno organizzato i tavoli per la raccolta.
Quello di Roma, sarà situato in Largo Argentina di fronte alla Libreria Feltrinelli e sarà possibile firmare dalle 15 alle 19.
In moltissime altre città si terranno iniziative analoghe.
Obiettivo della proposta di legge, quindi, è il ripristino di un meccanismo di indicizzazione automatica che tuteli realmente retribuzioni e pensioni.

La proposta, composta da un solo articolo e già depositata in Cassazione, è stata sottoscritta dagli esponenti nazionali di un ampio arco di forze del sindacalismo di base ed è volta a tutelare il potere d'acquisto dei lavoratori pubblici e privati le cui retribuzioni saranno automaticamente adeguate con costi a carico dei datori di lavoro pubblici e privati.

Dunque, una proposta che individua nel meccanismo della scala mobile, un efficace sistema di salvaguardia delle retribuzioni.
Come è noto, la scala mobile fu abolita nel '92.

Governo, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil sottoscrissero un accordo interconfederale a seguito del quale venivano definitivamente abrogati gli accordi sindacali e le norme di legge aventi per oggetto l'indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori e lavoratrici pubblici e privati all’inflazione rilevata dall'Istat, la cosiddetta scala mobile.

Con lo stesso accordo interconfederale, la scala mobile veniva sostituita con un modello contrattuale basato sull'inflazione programmata da contrattare, comparto per comparto, ad ogni rinnovo dei Contratti nazionali di Lavoro.
Ma tale modello di difesa delle retribuzioni e delle pensioni non è riuscito a tutelare il potere di acquisto delle stesse.

Infatti, la differenza che ogni anno si determina tra l'inflazione programmata e l'inflazione rilevata non viene colmata dai rinnovi contrattuali, tanto da aver determinato il reale impoverimento di milioni di famiglie di operai, impiegati e pensionati.

La perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati ha prodotto il crollo dei consumi, con ripercussioni anche sul sistema commerciale, agricolo e industriale.

Pertanto lo stesso meccanismo di rilevazione dei prezzi al consumo da parte dell'Istat deve essere integralmente rivisto, inserendo nel paniere voci che lo rendano effettivamente adeguato alla spesa reale di lavoratori e lavoratrici.

E' fondamentale, oltre alla tutela dei redditi da lavoro esistenti e delle pensioni, la lotta per la cancellazione della legge 30 e di tutte le tipologie di lavoro precarie.
Occorre superare la soglia delle 50.000 firme ed avremo sei mesi di tempo per raccogliere le firme.

La RdB/CUB le raccoglierà sui posti di lavoro e in altri luoghi, consapevoli che contro di noi troveremo forze consistenti: quelle stesse che hanno condannato i lavoratori all'indigenza abolendo la scala mobile nel '92.