Smart working: il paradosso della contattabilità

Roma -

Qualcuno conosce il paradosso del gatto? Per discutere della fisica quantistica, il fisico Schrödinger immaginò un gatto chiuso in una scatola insieme ad un marchingegno letale e imprevedibile. Finché la scatola è chiusa non si può sapere se il gatto all'interno sia vivo o sia morto. Però, per qualche ragione delle leggi quantistiche, finché non si apre la scatola, si può ritenere che il gatto sia – allo stesso tempo – sia vivo, sia morto.
Secondo le leggi classiche della fisica, non è possibile che nello stesso momento si possa essere sia vivi sia morti, ma per la quantistica sì... e anche per il MEF, che genera paradossi che nulla invidiano alla quantistica. Le ore di contattabilità nelle giornate di lavoro agile non sono poi tanto diverse dal gatto di Schrödinger...
L'art. 9 comma 2 della policy dello smart working ci parla di come calcolare le ore di contattabilità rispetto all'articolazione oraria concordata con il proprio dirigente. In questo comma si parla della possibilità di avere fino a quattro ore di contattabilità nelle giornate in cui non è previsto rientro, e fino a cinque ore di contattabilità nelle giornate in cui è previsto il rientro pomeridiano. Subito dopo segue una specificazione che precisa che le ore di contattabilità, in generale, non possono superare la metà dell'orario medio giornaliero. Quindi, le quattro e le cinque ore di contattabilità devono rispettare questo tetto massimo rappresentato appunto dalla metà dell'orario giornaliero.
Già il comma, di per sé, potrebbe rappresentare un paradosso, ma la matematica può esserci di aiuto prendendo ad esempio il caso più semplice: nel caso di chi ha concordato l'articolazione oraria delle 7 ore e 12, l'orario medio giornaliero, in qualsiasi modo venga calcolato, è pari a 3 ore e 36 minuti, arrotondate per eccesso a 4 ore. Quindi, le ore di contattabilità non possono superare, in questo caso, le 4 ore.
Il comma 2 dell'articolo 9 è il nostro gatto, la scatola chiusa è il cassetto dell'amministrazione, il marchingegno letale sono le FAQ che stanno nel cassetto.
La policy è entrata in vigore dal primo maggio e si sono fatti accordi a destra e a manca in cui è successo di tutto... Si sono accordate quattro ore per le articolazioni orarie da 7 ore e 12, e nello stesso tempo ci sono stati dirigenti che ne hanno chieste cinque sempre per gli stessi casi. Chi sì, chi no, chi ha dato una spiegazione, chi un'altra... È successo di tutto.
E intanto... Le FAQ non venivano pubblicate, ma una prima versione era vagamente diffusa tra i corridoi e affermava in modo chiaro ed esplicito che le cinque ore di contattabilità erano previste SOLO per le giornate in cui era previsto il rientro pomeridiano di tre ore (giornate da nove ore lavorative).
Arriviamo al 15 maggio dove si è firmato, si è formalizzato, dove le quattro ore di contattabilità per le giornate da 7 ore e 12 erano paradossalmente sia giuste che sbagliate. E poi zac... Si apre il cassetto ed escono le FAQ... e si capisce che non c'è né matematica né lingua italiana che tenga: ufficialmente le FAQ affermano che le cinque ore di contattabilità sono previste per TUTTE le giornate con rientro e non più (come si affermava nella prima versione) solo per le giornate con tre ore di rientro pomeridiano.
Giù le mani dal lavoro agile: USB dice NO ai giochi di prestigio del MEF
Le lavoratrici e i lavoratori sono stanchi di assistere ai giochi di prestigio di un'amministrazione incapace di essere chiara anche con sé stessa e che si circonda di controparti accondiscendenti che si muovono coordinate sugli stessi accordi.
Il tentativo di equiparare la giornata di lavoro in presenza (in cui si prevedono i rientri o meno) con una giornata di smart working è un attacco alla natura stessa del lavoro agile e alla capacità delle lavoratrici  e dei lavoratori di gestire il proprio lavoro e il proprio tempo. Oltre questa intenzione che si cela tra le righe dell'articolo 9 della policy, si aggiunge anche l'incapacità dell'amministrazione di assumere una posizione trasparente e responsabile di fronte a tutto il personale, non curandosi del fatto che queste mosse costano tanto in termini di credibilità e dignità di un'amministrazione pubblica già sofferente.
USB ha accolto l'indignazione delle lavoratrici e dei lavoratori e chiama l'amministrazione a rispondere di quanto sta accadendo di fronte agli occhi di tutti.
USB chiede chiarezza e interpretazioni logiche e univoche che non creino zone grigie fertili per scriteriate pratiche di arbitrarietà da parte della dirigenza.

USB PI MEF