Se quel tavolo potesse parlare… RSU, flessibilità oraria, criteri di accesso allo smart working.

Roma -

Martedì 12 maggio 2026, nella sede di via XX Settembre si è tenuto l’incontro tra amministrazione e RSU DT, DE, RGS, DAG e UDCAP per una prosecuzione delle trattative palesemente in ritardo rispetto all’entrata in vigore del nuovo orario di lavoro e della nuova policy del lavoro agile.


 Un ritardo che, sommato ai tanti altri ritardi di cui l’amministrazione ormai sembra farsi promotrice assoluta, definisce un approccio che mira ad indebolire qualsiasi spazio di trattativa decentrata, colpendo proprio al centro della struttura del ministero (sede XX Settembre). “Colpiscine uno per educarne cento”, diceva qualcuno; e in questo caso si può aggiungere colpiscine uno e che sia il più grosso… così si vede bene come è stato colpito.

Indebolire in modo crescente le trattative di terzo livello (di sede) con tutti i mezzi (materiali e simbolici) significa indebolire la voce delle lavoratrici e dei lavoratori e reprimere l’espressione della parte a cui non è dato spazio nei tavoli nazionali.


Il 14 aprile scorso si era tenuta la prima riunione amministrazione-RSU DT, DE, RGS, DAG e UDCAP su flessibilità oraria e criteri di priorità ed estensione del lavoro agile rimandata per valutazioni da parte dell’amministrazione sulle proposte dalla RSU più favorevoli per le lavoratrici e i lavoratori.


Dal 14 aprile al primo maggio tutto è taciuto: la policy dello smart working è entrata in vigore senza la pubblicazione delle FAQ; un ritardo che ha contribuito a creare una zona grigia che sta permettendo alla dirigenza di operare di fantasia (volutamente o non) rispetto a quanto stabilito.

L’orario di lavoro è entrato in vigore e seppure qualche modifica sulla flessibilità (in attesa di ulteriore incontro tra amministrazione e RSU) fosse possibile anche a posteriori, è lecito sollevare qualche dubbio sulla praticità del caso: il lavoratore dopo aver riempito moduli, dopo aver rischiato di non ottenere un’articolazione oraria favorevole e dopo che tutto è stato messo a sistema, dovrebbe tornare dal dirigente per chiedere la flessibilità in entrata alle ore 7.00 per implementazioni ex post… Anche solo in linea teorica non sembra essere il massimo della linearità dello svolgimento delle cose.


Siamo arrivati poi al 12 maggio, un incontro finito con un nulla di fatto, in cui la RSU con le OO.SS presenti non ha firmato nulla perché nulla di più di quanto già si sapeva è stato accolto dall’amministrazione. 


Flessibilità oraria? La RSU chiede di estendere la flessibilità alle ore 7.00 ad una percentuale di lavoratrici e lavoratori senza particolari requisiti già previsti. Scelta mossa dalla necessità di favorire la mobilità dei dipendenti MEF date le peculiarità della città metropolitana di Roma.


Criteri di accesso allo smart working? L’amministrazione non intende prevedere margini di alcun tipo rispetto alla richiesta di un ampliamento della platea che possa rientrare nella fruizione dei dieci giorni oltre i casi già indicati.
L’amministrazione si è riservata di fare le sue valutazioni e di fornire nel prossimo incontro dati di dettaglio richiesti riguardo la composizione numerica del personale in entrata alle ore 7.00; ma allo stesso tempo si è riservata di valutare anche se sia il caso di riconvocare o meno un ulteriore incontro. Quindi, in onore della linearità delle cose di cui sopra si faceva cenno, sembrerebbe che rispetto a quanto già deciso, la parte datoriale in realtà non cambierà proprio nulla e neanche ne aveva intenzione. 
Tra la confusione più assoluta di parole e attribuzioni e meriti di chi dice certe parole… se quel tavolo potesse parlare, direbbe che il tavolo c’è ma in concreto, non parla.


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